SEPARAZIONE, DIVORZIO E AFFIDAMENTO DEGLI ANIMALI DOMESTICI

Sempre più spesso i coniugi che si trovano in procinto di affrontare una separazione si trovano a fare i conti con i propri animali da compagnia.

I cani, i gatti e gli altri animali domestici vengono (o dovrebbero essere) considerati come membri della famiglia che si trova a subire un cambiamento.

Cosa succede in questi casi? E’ possibile disciplinarne l’affidamento al pari dei figli o ci si deve attenere al certificato di proprietà dell’animale indipendentemente dal benessere dell’animale e dal legame che ha con chi riconosce essere l’unico padrone all’interno del nucleo?

Fortunatamente la società ha fatti molti progressi anche se l’attuale normativa prevista per la separazione o il divorzio non prevede alcuna disposizione in tema di affidamento dell’animale domestico.

Negli ultimi anni i Tribunali, sebbene ritengano preferibile che gli accordi vengano presi al di fuori delle aule, tendono ad accettare all’interno delle condizioni concordate dai coniugi anche quelle relative all’animale domestico visto che una tale previsione, sebbene non disciplinata, non viene esclusa da alcuna norma.

Quid iuris in caso di separazione giudiziale?

Il Tribunale di Milano nel 2011 ha ribadito che l’affidamento di animali di affezione non rientrerebbe nelle competenze dei giudici e, pertanto, non si è pronunciato.

Il medesimo Tribunale con sentenza più recente (del 2013) ha invece disposto l’affidamento del cane non tanto in quanto essere soggettivamente da tutelare, ma al fine di tutelare il benessere dei figli minori presenti all’interno del nucleo familiare.

Il Tribunale di Varese con sentenza del 2011 ha disposto al contrario l’affidamento dell’animale in quanto “deve essere risconosciuto un vero e proprio diritto soggettivo all’animale da compagnia” che deve poter mantenere la relazione con il proprio padrone.

Solo recentemente il Tribunale di Sciacca, con coraggioso decreto del 19 febbraio 2019, ha stabilito l’affidamento dell’animale ad entrambe le parti a settimane alterne, rilevando che:

- il sentimento per gli animali è un valore meritevole di tutela anche in relazione al benessere dell’animale stesso;

- tale valutazione deve essere indipendente dall’eventuale intestazione risultante nel microchip;

- le spese per l’animale devono essere divise al 50%.

In verità in Parlamento è presente una proposta di modifica del Codice Civile che prevede l’inserimento dell’articolo  455-ter, con il quale viene stabilito che “in caso di separazione dei coniugi, proprietari di un animale familiare, il tribunale, in mancanza di un accordo tra le parti, indipendentemente dal regime di separazione o di comunione dei beni e secondo quello che risulta dai documenti anagrafici dell’animale, sentiti i coniugi, i conviventi, la prole e, se del caso, esperti di comportamento animale, attribuisce l’affido esclusivo o condiviso dell’animale alla parte in grado di garantirne il maggior benessere.

Il tribunale è competente a decidere in merito all’affido anche in caso di cessazione della convivenza more uxorio”.

 

Per maggiori informazioni contatta l’Avv. Claudia Lantieri al 338.9660844