MOBBING E STRAINING

Secondo la nozione elaborata dalla dottrina e dalla giurisprudenza, per mobbing si intende quella condotta tenuta all'interno dell'ambiente di lavoro dal datore di lavoro (o da un superiore gerarchico) che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili nei confronti di un lavoratore tali da emarginare il dipendente dal contesto lavorativo.

Secondo la Corte di Cassazione: "per mobbing, riconducibile alla violazione degli obblighi derivanti al datore di lavoro dall'art. 2087 c.c., deve intendersi una condotta nei confronti del lavoratore tenuta dal datore di lavoro, o del dirigente, protratta nel tempo e consistente in reiterati comportamenti ostili, che assumono la forma di discriminazione o di persecuzione psicologica da cui consegue la mortificazione morale e l'emarginazione del dipendente nell'ambiente di lavoro, con effetti lesivi dell'equilibrio fisiopsichico e della personalità del medesimo". 

Cass Civ. 7382/2010

Dal punto di vista processuale la giurisprudenza ha specificato che la dimostrazione probatoria di detto illecito comportamento del datore di lavoro richiede l'accertamento della sussistenza dei seguenti elementi:

a) la molteplicità e la perduranza di comportamenti vessatori posti in essere contro il dipendente, in modo sistematico e prolungato;

b) la verifica di un evento lesivo della salute o della personalità del dipendente;

c) il nesso eziologico intercorrente tra la condotta del vessatore e il pregiudizio all'integrità psico-fisica del lavoratore;

d) la sussistenza dell'elemento soggettivo ovvero l'esistenza di un chiaro intento persecutorio perseguito dal datore di lavoro ai fini di emarginare il dipendente dal contesto lavorativo.

Cass. 17698/2014

 

In sostanza incombe al lavoratore che lamenti di aver subito un danno alla salute, l'onere di allegare e provare l'esistenza di tale danno, la nocività dell'ambiente di lavoro e il nesso tra l'uno e l'altro e solo se il lavoratore ha fornito la dimostrazione di tali circostanze, sussiste per il datore di lavoro l'onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno e che la malattia del dipendente non è ricollegabile alla inosservanza di tali obblighi.

Lo straining, invece, è una forma attenuata di mobbing cui difetta la continuità di azioni vessatorie e viene definita come una situazione lavorativa conflittuale di stress forzato, in cui la vittima subisce azioni ostili limitate nel numero o distanziate nel tempo (quindi non qualificabili come mobbing), tale da provocarle una modificazione in negativo, costante e permanente, della condizione lavorativa.

Lo stress forzato può essere provocato appositamente ai danni della vittima con condotte volontarie e discriminatorie e può anche derivare dalla costrizione della vittima a lavorare in un ambiente di lavoro disagevole, per incuria e disinteresse nei confronti del benessere lavorativo.

Anche la condotta vessatoria di tipo episodico, che integra la fattispecie di straining, secondo la Cassazione è fonte di responsabilità datoriale ex art. 2087 c.c. allorchè il lavoratore subisca una modificazione negativa e permanente della propria situazione lavorativa, anche in caso di mancata prova di un preciso intento persecutorio (Cass. 7844/2018)

 

 

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