FALLIMENTO

Il fallimento è quell’esecuzione forzata che tende alla liquidazione dell’impresa.

Il fallimento è dichiarato:

  1. 1) su richiesta del debitore: in questo caso il debitore, anche senza l’assistenza di un difensore, dovrà depositare il relativo ricorso quando lo stesso si trovi in stato di insolvenza.
  2. 2) su ricorso di uno o più creditori, sempre mediante deposito di ricorso;
  3. 3) su istanza del pubblico ministero.

Il ricorso deve contenere i motivi per cui si richiede il fallimento nonché la documentazione relativa all’impresa.

Nel caso in cui il richiedente sia una società di capitali, il ricorso dovrà essere sottoscritto dal rappresentante legale munito dei poteri per gli atti di straordinaria amministrazione.

In questo caso al ricorso dovrà essere allegata copia del verbale dell’assemblea straordinaria dei soci.

Nel caso in cui non sia possibile ottenere una delibera assembleare volta al deposito dell’istanza di fallimento, nonostante la sussistenza dei presupposti, l’amministratore dovrà richiedere la nomina di un liquidatore depositando apposita istanza in Tribunale.

Competente a conoscere dell’istanza è il Tribunale del luogo ove l’imprenditore ha la sede principale (competenza funzionale e inderogabile) e si propone con istanza da depositare presso la cancelleria fallimentare.

Il piccolo imprenditore e l’artigiano non sono assoggettati al fallimento mancando il requisito dell’imprenditorialità e della organizzazione dei beni strumentali.

Vi sono, però, eccezioni che presuppongono che non può essere considerato “piccolo l’imprenditore” o assoggettato ai benefici dell’artigiano, l’imprenditore che:

 - dimostri di aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento o dell’inizio dell’attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore a € 300.000,00;

- abbia realizzato nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore a € 200.000,00.

- abbia un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore a € 500.000,00.

Successivamente al deposito del ricorso, il Tribunale fissa con decreto l’udienza di convocazione del debitore, dei creditori istanti e del pubblico ministero.

Il fallimento è dichiarato con sentenza dal Tribunale che dispone:

- la nomina del Giudice delegato alla procedura ;

- nomina il curatore;

- ordina al fallito il deposito dei bilanci e delle scritture contabili e fiscali obbligatorie e l’elenco dei creditori entro tre giorni;

- Fissa l’udienza per la verifica dei crediti;

- Fissa il termine per la presentazione delle domande di insinuazione e di rivendicazione di diritti reali e personali.

 La sentenza è notificata al debitore e comunicata per estratto al PM, al curatore e al richiedente il fallimento. E’ annotata inoltre presso l’Ufficio del registro delle imprese ove l’imprenditore ha la sede legale.

La sentenza produce i suoi effetti dalla data della pubblicazione ai sensi dell’art. 133 cpc; nei confronti dei terzi gli effetti si producono dalla data di iscrizione della sentenza nel registro delle imprese ai sensi dell’art. 17, comma secondo.

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