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AVVOCATO PER SEPARAZIONE

 

A MILANO E TORINO

 

 

 

Quando rivolgersi all'avvocato?


In molti Tribunali italiani è possibile presentare il ricorso per separazione consensuale senza l’assistenza dell’avvocato.

In questi casi, però, i coniugi devono aver già raggiunto gli accordi su tutto: beni da dividere, gestione e affidamento dei figli, casa coniugale, assegno di mantenimento, aspetti patrimoniali. Nel momento in cui la coppia entra in crisi non sempre si è in grado di razionalizzare aspetti della vita quotidiana. Rivolgersi ad un avvocato non significa necessariamente litigare, ma può essere utile per affidare ad un terzo, competente in materia e specializzato sugli aspetti processuali e giuridici, la regolamentazione del rapporto coniugale. Il primo passo da compiere è quello di entrare in contatto con un avvocato esperto in materia di separazione, e metterlo al corrente dei motivi della crisi. Sarà il professionista a consigliare la coppia come regolare la vita futura in base alle esigenze dei clienti, ovvero a mettersi in contatto con l'altro coniuge per iniziare la trattativa.

Se vi sono gli estremi è possibile in poco tempo giungere ad una separazione consensuale. In caso di aspetti più problematici occorrerà, invece, iniziare una causa giudiziale depositando il ricorso.

 

Separazione consensuale

 

La separazione consensuale prevede l’assistenza legale dei coniugi che non intendano, per ragioni varie, iniziare un procedimento giudiziale e che manifestano entrambi la volontà di separarsi ovvero si sono resi conto che non risulta possibile continuare nel rapporto matrimoniale anche per il bene dei figli, oltre che delle parti stesse. In questi casi le parti possono rivolgersi ad un unico avvocato che provvederà a stimolare la riflessione su quegli elementi da risolvere prima di predisporre il ricorso per separazione, ovvero a puntualizzare in una scrittura privata gli accordi raggiunti o a suggerire accordi opportuni caso per caso. Ovviamente un ricorso per separazione consensuale congiunto riduce i costi per le parti e i tempi di raggiungimento dell'accordo. In altri casi è preferibile che i coniugi si rivolgano a due avvocati diversi che provvederanno a redigere il ricorso per separazione consensuale secondo i desiderata dei propri clienti dopo attenta analisi delle reciproche richieste e mediazione tra le varie pretese. 

L'Avv. Claudia Lantieri assiste congiuntamente solo quei coniugi che richiedono unitamente l'assistenza legale, mentre preferisce interloquire con i Colleghi nel caso in cui solo uno dei coniugi prenda contatto con lo studio. La scelta operata vuole garantire ai clienti la migliore serenità nell'affrontare il problema della separazione già di per se stesso denso di problemi sentimentali, senza doversi anche preoccupare del rapporto di fiducia che si instaura con il proprio legale.

 

Separazione giudiziale

 

La separazione giudiziale prevede l’assistenza legale di un solo coniuge che non ha raggiunto un accordo per la separazione, ovvero non ha nessuna intenzione di separarsi sebbene sia stato convenuto nel procedimento, ovvero ritiene opportuno instaurare un procedimento litigioso con il partner per la richiesta di addebito, assegno, assegnazione casa coniugale e altro.

Separarsi giudizialmente vuol dire iniziare un processo individuale volto al cambiamento totale della propria vita, delle proprie abitudini, dei rapporti con i componenti della famiglia.

La separazione comporta un incremento dei costi fino ad allora condivisi con il coniuge, oltre che la presa di coscienza che gli obiettivi comuni dovranno necessariamente intraprendere direzioni diverse.

È necessario, pertanto, affidare con estrema fiducia la situazione al proprio legale che seguirà il percorso della separazione sotto tutti gli aspetti: da un lato quello economico al fine di tutelare gli interessi del cliente, dall’altro quello del rapporto con i figli per garantire il rispetto assoluto della bigenitorialità.

Discorso a parte merita l’eventuale richiesta di addebito: molti clienti si chiedono quali vantaggi vi siano in una eventuale richiesta di addebito della separazione al marito o alla moglie. L’addebito in sostanza fa perdere al coniuge il diritto all’assegno di mantenimento e i diritti successori. Ottenere l’addebito della separazione, però, non è così immediato. Occorre dimostrare che il comportamento del coniuge è stata l’unica causa di fallimento del matrimonio.

In particolare per quanto riguarda il tradimento non necessariamente la separazione verrà addebitata al coniuge che ha tradito se non si prova che è stata la causa determinante la separazione.

 

Con stranieri

 

È possibile chiedere la separazione in Italia anche nel caso in cui si sia contratto matrimonio con un cittadino di nazionalità estera.

Sia nel caso in cui il matrimonio sia avvenuto in Italia, sia nel caso in cui il matrimonio sia stato contratto all’estero non si pongono particolari problemi nell’adire il Giudice italiano. Ovviamente occorre che il matrimonio sia stato trascritto in Italia.

Se il coniuge dal quale ci si vuole separare ha residenza o domicilio in Italia, l’iter seguirà il corso normale della separazione prevista dal diritto civile.

Nel caso in cui, invece, il coniuge sia residente all’estero, la competenza sarà del Giudice del luogo in cui ha la residenza colui che intende promuovere il giudizio.

Se entrambi i coniugi vivono all’estero e sono d’accordo nel promuovere il giudizio di separazione, potrà essere adito qualsiasi Tribunale italiano.

 

Coniuge irreperibile

 

È possibile separarsi dal coniuge se si è reso irreperibile? Certamente sì. Tutte le volte in cui il coniuge abbia lasciato la casa coniugale senza più comunicare un recapito, ovvero risulti irreperibile all'anagrafe o addirittura cancellato, è possibile comunque depositare il ricorso per separazione, in questo caso giudiziale, per ottenere la sentenza di separazione.

Sarà necessario chiedere l'assistenza di un legale che dovrà provvedere a notificare tutti gli atti al luogo dell'ultimo domicilio del coniuge ovvero ai sensi dell'art. 142 del codice di procedura civile.

 

Udienza presidenziale

 

Occorre distinguere il caso in cui i coniugi abbiano già raggiunto un accordo tra loro e abbiano deciso, pertanto, di depositare il ricorso per separazione consensuale dal caso in cui la separazione sia conflittuale.

In caso di separazione consensuale i coniugi si devono presentare davanti al Presidente del Tribunale, con o senza l’assistenza dell’avvocato, per confermare la volontà di separarsi alle condizioni già siglate nel ricorso.

Il Giudice provvederà a verificare che le condizioni indicate siano conformi ai principi richiesti dalla legge e, se il controllo risulta positivo, provvederà a congedare i coniugi e, in un secondo momento, ad omologare la separazione.

Si precisa che il controllo del Giudice sarà particolarmente attento con riguardo ai figli (affidamento, mantenimento, visite) al fine di garantire a costoro la miglior tutela anche quando la famiglia sarà divisa.

In caso di separazione giudiziale, invece, i coniugi dovranno comparire davanti al Giudice designato accompagnati dai rispettivi legali.

Il Presidente sentirà i coniugi separatamente senza la presenza dell’avvocato per comprendere le ragioni della separazione e per tentare, se possibile, una conciliazione.

Viene redatto verbale scritto di tutte le dichiarazioni che vengono rese dalle parti e, in un secondo momento, vengono ascoltati anche gli avvocati per verificare le richieste dei coniugi.

Nel caso in cui la conciliazione non riesca, il Giudice assumerà quei provvedimenti necessari ed urgenti soprattutto nell’interesse dei figli (affidamento, assegno di mantenimento, visite, assegnazione della casa coniugale), nonché del coniuge più debole.

Il Giudice, poi, provvederà a rimettere le parti davanti al Giudice istruttore per il prosieguo della causa.

Il provvedimento pronunciato dal Giudice in sede di udienza presidenziale può sempre essere modificato dal Giudice Istruttore in corso di causa nonché con la sentenza che definisce il giudizio.

Avverso tale provvedimento, inoltre, è possibile presentare reclamo in Corte d’Appello.

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