DIVORZIO

Il divorzio consente ai coniugi di chiedere lo scioglimento del matrimonio ovvero la cessazione degli effetti civili del matrimonio religioso quando tra gli stessi sia venuta meno la coabitazione ovvero la volontà di proseguire nel vincolo matrimoniale.

 

Non è possibile presentare il ricorso per divorzio senza l’assistenza di un avvocato, salvo qualche raro caso.

 

Il divorzio, come la separazione, può essere consensuale o giudiziale.

 

Il divorzio consensuale prevede l’assistenza di coniugi che hanno già raggiunto un accordo su tutti i punti del rapporto e con un notevole risparmio di tempi e costi.

 

Il divorzio giudiziale, al contrario, può essere promosso da uno dei due coniugi quando non vi è accordo tra le parti e si intende comunque ottenere lo scioglimento del vincolo.

 

I coniugi possono richiedere il divorzio in presenza di una delle cause indicate dall’art. 3 della legge 1 dicembre 1970 n. 898 e tra i quali viene compresa anche la separazione dei coniugi ininterrotta per tre anni a decorrere dalla comparizione dei coniugi davanti al Presidente del Tribunale per la separazione.

 

Anche in sede di divorzio, come per la separazione, vengono adottati i provvedimenti in merito all’assegno di mantenimento, ai rapporti con i figli, all’eventuale casa coniugale.

 

Con il divorzio cessano i reciproci obblighi coniugali, entrambi i coniugi ottengono la libertà di stato, la moglie non potrà più usare il cognome del marito, cessano i diritti ereditari salvo casi particolari.

 

Nel caso in cui un coniuge percepisca un assegno di mantenimento e l’altro riceva il trattamento di fine rapporto, il primo avrà diritto ad una quota del TFR; così come il coniuge beneficiario di un assegno di mantenimento avrà diritto alla pensione di reversibilità se l’ex coniuge muore senza essersi risposato, ovvero ad una quota della pensione parametrato alla durata del rapporto e allo stato di bisogno.

 

E’ ancora in discussione la nuova disciplina del divorzio breve che dovrebbe prevedere una riduzione dei tempi di attesa fra la separazione e la possibilità di depositare il ricorso per divorzio.

 

In particolare la nuova normativa ridurrebbe i tempi da tre anni a un anno in caso di coniugi senza figli e a due anni in caso di figli minori.

 

 

 

Camera dei Deputati, Commissione Giustizia, proposta di legge 29 marzo 2012, n. C. 749-1556-2325-3248-A

 

TESTO
unificato della Commissione

 

Modifiche all'articolo 191 del codice civile e all'articolo 3 della legge 1o dicembre 1970, n. 898, in materia di scioglimento del matrimonio e della comunione tra i coniugi

Testo in discussione alla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati

dal 21 maggio 2012

 

Art. 1.

 

1. Al secondo capoverso della lettera b) del numero 2) del primo comma dell'articolo 3 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

          a) al primo periodo le parole: «tre anni» sono sostituite dalle seguenti: «un anno»;

 

          b) dopo il primo periodo è inserito il seguente: «In caso di presenza di figli minori, il termine di cui al periodo precedente è di due anni».

 

Art. 2.

 

1. All'articolo 191 del codice civile è aggiunto, in fine, il seguente comma: «Nel caso di separazione personale, la comunione tra i coniugi si scioglie nel momento in cui, in sede di udienza presidenziale, il presidente autorizza i coniugi a vivere separati».

 

 

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