AFFIDO CONDIVISO

L’affido condiviso è stato introdotto con la Legge n. 54/2006 entrata in vigore il 16 marzo 2006.

La nuova legge ha voluto disciplinare in modo apparentemente differente i rapporti tra i genitori ed i figli in conseguenza di separazione o divorzio stabilendo come principio generale l’affidamento dei figli ad entrambi i genitori, mentre precedentemente la regola prevedeva l’affidamento dei figli ad un solo genitore.

 

In teoria con l’affido condiviso il figlio dovrebbe mantenere con ciascun genitore il medesimo rapporto che aveva in costanza di matrimonio, ricevendo da ciascuno di essi l’istruzione, l’educazione e tutto ciò che riceveva prima dell’evento.

Nella pratica sia il padre che la madre dovranno garantire al figlio la possibilità di vivere come viveva quando i genitori ancora erano insieme senza ostacolarsi a vicenda nella vita quotidiana, quasi come se la famiglia fosse ancora unita.

Le decisioni per il figlio dovrebbero essere prese unitamente dai coniugi in seguito ad un dialogo costruttivo, avendo come unico obiettivo l’interesse morale e materiale del figlio, interesse che è lo scopo primario della nuova disciplina.

E’ possibile, anzi consigliabile, in sede di affido condiviso chiedere di poter esercitare disgiuntamente la potestà per le questioni di ordinaria amministrazione al fine da un lato di evitare di paralizzare ogni decisione quotidiana, dall’altro per attribuire totale responsabilità del genitore nel momento in cui il figlio è con lui.

In sede di affido condiviso, ovviamente, è necessario prevedere la coabitazione con uno dei due genitori: la nuova disciplina parla di collocazione prevalente del figlio non essendo conforme all’interesse del minore non stabilire una stabilità abitativa.

L’affido condiviso, sebbene costituisca la regola generale dal 2006 ad oggi, può essere superata solo in determinate circostanze: in caso di pregiudizio agli interessi dei figli, nel caso in cui tra i coniugi vi siano situazioni di conflittualità non superabile, nel caso di mancata collaborazione tra i genitori nell’interesse dei figli. Il superamento dell’affido condiviso, però, non può essere una scelta dei genitori che decidono di lasciare il figlio solo ad uno di essi.

L’art. 155 bis, infatti, stabilisce che “il giudice può considerare il comportamento del genitore istante ai fini della determinazione dei provvedimenti da adottare nell’interesse dei figli, rimanendo ferma l’applicazione dell’art. 96 c.p.c.”. Nel caso in cui il Guidice ravvisi una pretestuosità nelle richieste del genitore, quindi, può condannare il genitore stesso per lite temeraria assumendo, poi, tutti i provvedimenti che ritiene utili nel corso del processo.

Si riporta il testo del nuovo affido condiviso detto affido condiviso bis che dovrebbe andare a modificare le disposizioni oggi in vigore:

Affido condiviso bis  

 

 

 

L’Avvocato Lantieri è a disposizione per valutare le varie alternative che possono essere proposte al Giudice sia in caso di controversia consensuale sia giudiziale.

 

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