ATTIVITA' DELLO STUDIO

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AVVOCATO DIVORZISTA

 

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Separazione

Divorzio

Mantenimento

Visite genitori figli

Affidamento figli

 

 

AVVOCATO DI FAMIGLIA

 

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Famiglia di fatto

Risarcimento danni

Vizi di consenso

Amministratore di sostegno

 

 

 

RECUPERO CREDITI

 

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Recupero stragiudiziale

Decreto ingiuntivo

Precetto

Pignoramento

Sequestro conservativo

Opposizione

  

 

CONDOMINIO

 

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Controversie condominiali

Spese condominiali

Tabelle millesimali

Debiti condominiali

Impugnazione delibera

 

SFRATTO

 

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Sfratto per morosità 

Sfratto per finita locazione

Sfratto per necessità

Contratti

 
  

DIRITTO DEL LAVORO

 

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Mobbing

Licenziamento

Demansionamento

Provvedimenti disciplinari

 

 

 

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MANTENIMENTO FIGLI

 

In sede di separazione il Giudice attribuisce a carico del genitore con il quale il figlio minore o maggiorenne non autosufficiente non convive stabilmente, un assegno di mantenimento.

 

Occorre innanzitutto chiarire cosa comprende tale assegno di mantenimento.

Secondo le linee guida del Tribunale di Milano devono intendersi ricomprese le seguenti spese:

il vitto, la mensa scolastica, il concorso alle spese di casa (canone di locazione, utenze, consumi), l'abbigliamento ordinario inclusi i cambi di stagione, le spese di cancelleria scolastica ricorrenti nell’anno, i medicinali da banco.

Entrambi i genitori devono anche pagare, nella misura che viene stabilita, le spese extra assegno.

Tali spese sono state distinte nel seguente modo:

 

Spese mediche senza accordo (da documentare) 

a) visite specialistiche prescritte dal pediatra o medico curante; b) cure dentistiche presso strutture pubbliche; c) trattamenti sanitari prescritti dal medico di base/ specialista ed erogati dal Servizio Sanitario Nazionale; d) tickets sanitari; e) occhiali o lenti a contatto per uso non cosmetico se prescritte dallo specialista; f) farmaci prescritti dal medico curante/ pediatra di base o dallo specialista  anche se non coperti dal Servizio Sanitario Nazionale;

 

Spese mediche con accordo (da documentare)

a) cure dentistiche, ortodontiche e oculistiche presso strutture private; b) cure termali e fisioterapiche; c) trattamenti sanitari non erogati dal Servizio Sanitario Nazionale, ovvero previsti dal Servizio Sanitario Nazionale ma effettuati privatamente; d) farmaci omeopatici;

 

Spese scolastiche senza accordo (da documentare)

a) tasse scolastiche e universitarie  per la frequentazione di istituti pubblici; b) libri di testo; c) materiale di corredo scolastico di inizio anno comprensivo anche della dotazione richiesta dalla scuola per attività sportiva rientrante nella ordinaria programmazione didattica; d) dotazione informatica ( pc/ tablet) imposta dalla scuola ovvero connessa al programma di studio differenziato (BES);  e) assicurazione scolastica; f) fondo cassa richiesto dalla scuola; g) gite scolastiche senza pernottamento; h) spese per mezzi di trasporto pubblico (bus/treno) dal luogo di residenza all’istituto scolastico;

 

Spese scolastiche con accordo (da documentare)

a) tasse scolastiche e universitarie per la frequentazione di istituti privati; b) gite scolastiche con pernottamento; c) corsi di recupero e lezioni private; d) corsi di specializzazione/ master e corsi post universitari in Italia e all’estero; e) alloggio presso la sede universitaria;

 

Spese extrascolastiche senza accordo (da documentare)

a) tempo prolungato, pre-scuola e dopo-scuola; b) centro ricreativo estivo (oratorio, grest, campus organizzati da scuole pubbliche o da enti territoriali);

 

Spese extrascolastiche con accordo (da documentare)

a) corsi di lingue; b) corsi di musica e strumenti musicali; c) attività sportive e pertinente abbigliamento e attrezzature (comprese le spese per iscrizioni a gare e tornei); d) spese per attività ludiche e ricreative (pittura, teatro, boy- scout) e) baby sitter; f) viaggi  studio in Italia e all’estero, stage sportivi e vacanze senza  i genitori; g) spese per conseguimento delle patente di guida (corso e lezioni); h) acquisto e manutenzione (comprensivo di bollo e assicurazione) per il mezzo di trasporto dei figli.

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AVVOCATO PER DIVORZIO

 

A MILANO E TORINO  

 

 

 

Il divorzio consente ai coniugi di chiedere lo scioglimento del matrimonio ovvero la cessazione degli effetti civili del matrimonio religioso quando tra gli stessi sia venuta meno la coabitazione ovvero la volontà di proseguire nel vincolo matrimoniale.

Non è possibile presentare il ricorso per divorzio senza l’assistenza di un avvocato, salvo qualche raro caso.

Il divorzio, come la separazione, può essere consensuale o giudiziale.

 

Divorzio consensuale

 

Il divorzio consensuale prevede l'assistenza di coniugi che hanno già raggiunto un accordo su tutti i punti del rapporto e con un notevole risparmio di tempi e costi. Le parti possono decidere di rivolgersi a due avvocati diversi oppure farsi assistere dal medesimo avvocato.

È necessario presentare oltre ai documenti relativi allo stato di famiglia e di residenza, anche la copia della sentenza di separazione ovvero dell'omologa. Non sono necessari i documenti relativi ai redditi dei coniugi.

 

Divorzio giudiziale

 

Il divorzio giudiziale, al contrario, può essere promosso da uno dei due coniugi quando non vi è accordo tra le parti e si intende comunque ottenere lo scioglimento del vincolo. I coniugi possono richiedere il divorzio in presenza di una delle cause indicate dall’art. 3 della legge 1° dicembre 1970 n. 898. In particolare è possibile chiedere il divorzio quando si è già separati da almeno 6 mesi in caso di separazione consensuale, ovvero un anno in caso di separazione giudiziale. I termini per depositare la domanda di divorzio decorrono sempre dalla comparizione dei coniugi davanti al Presidente del Tribunale al momento della separazione.

Anche in sede di divorzio, come per la separazione, vengono adottati i provvedimenti in merito all’assegno di mantenimento, ai rapporti con i figli, all’eventuale casa coniugale.

Con il divorzio cessano i reciproci obblighi coniugali, entrambi i coniugi ottengono la libertà di stato, la moglie non potrà più usare il cognome del marito, cessano i diritti ereditari salvo casi particolari.

Nel caso in cui un coniuge percepisca un assegno di mantenimento e l’altro riceva il trattamento di fine rapporto, il primo avrà diritto ad una quota del TFR; così come il coniuge beneficiario di un assegno di mantenimento avrà diritto alla pensione di reversibilità se l’ex coniuge muore senza essersi risposato, ovvero ad una quota della pensione parametrato alla durata del rapporto e allo stato di bisogno.

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L’affido condiviso è stato introdotto con la Legge n. 54/2006 entrata in vigore il 16 marzo 2006.

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AVVOCATO PER SEPARAZIONE

 

A MILANO E TORINO

 

 

 

Quando rivolgersi all'avvocato?


In molti Tribunali italiani è possibile presentare il ricorso per separazione consensuale senza l’assistenza dell’avvocato.

In questi casi, però, i coniugi devono aver già raggiunto gli accordi su tutto: beni da dividere, gestione e affidamento dei figli, casa coniugale, assegno di mantenimento, aspetti patrimoniali. Nel momento in cui la coppia entra in crisi non sempre si è in grado di razionalizzare aspetti della vita quotidiana. Rivolgersi ad un avvocato non significa necessariamente litigare, ma può essere utile per affidare ad un terzo, competente in materia e specializzato sugli aspetti processuali e giuridici, la regolamentazione del rapporto coniugale. Il primo passo da compiere è quello di entrare in contatto con un avvocato esperto in materia di separazione, e metterlo al corrente dei motivi della crisi. Sarà il professionista a consigliare la coppia come regolare la vita futura in base alle esigenze dei clienti, ovvero a mettersi in contatto con l'altro coniuge per iniziare la trattativa.

Se vi sono gli estremi è possibile in poco tempo giungere ad una separazione consensuale. In caso di aspetti più problematici occorrerà, invece, iniziare una causa giudiziale depositando il ricorso.

 

Separazione consensuale

 

La separazione consensuale prevede l’assistenza legale dei coniugi che non intendano, per ragioni varie, iniziare un procedimento giudiziale e che manifestano entrambi la volontà di separarsi ovvero si sono resi conto che non risulta possibile continuare nel rapporto matrimoniale anche per il bene dei figli, oltre che delle parti stesse. In questi casi le parti possono rivolgersi ad un unico avvocato che provvederà a stimolare la riflessione su quegli elementi da risolvere prima di predisporre il ricorso per separazione, ovvero a puntualizzare in una scrittura privata gli accordi raggiunti o a suggerire accordi opportuni caso per caso. Ovviamente un ricorso per separazione consensuale congiunto riduce i costi per le parti e i tempi di raggiungimento dell'accordo. In altri casi è preferibile che i coniugi si rivolgano a due avvocati diversi che provvederanno a redigere il ricorso per separazione consensuale secondo i desiderata dei propri clienti dopo attenta analisi delle reciproche richieste e mediazione tra le varie pretese. 

L'Avv. Claudia Lantieri assiste congiuntamente solo quei coniugi che richiedono unitamente l'assistenza legale, mentre preferisce interloquire con i Colleghi nel caso in cui solo uno dei coniugi prenda contatto con lo studio. La scelta operata vuole garantire ai clienti la migliore serenità nell'affrontare il problema della separazione già di per se stesso denso di problemi sentimentali, senza doversi anche preoccupare del rapporto di fiducia che si instaura con il proprio legale.

 

Separazione giudiziale

 

La separazione giudiziale prevede l’assistenza legale di un solo coniuge che non ha raggiunto un accordo per la separazione, ovvero non ha nessuna intenzione di separarsi sebbene sia stato convenuto nel procedimento, ovvero ritiene opportuno instaurare un procedimento litigioso con il partner per la richiesta di addebito, assegno, assegnazione casa coniugale e altro.

Separarsi giudizialmente vuol dire iniziare un processo individuale volto al cambiamento totale della propria vita, delle proprie abitudini, dei rapporti con i componenti della famiglia.

La separazione comporta un incremento dei costi fino ad allora condivisi con il coniuge, oltre che la presa di coscienza che gli obiettivi comuni dovranno necessariamente intraprendere direzioni diverse.

È necessario, pertanto, affidare con estrema fiducia la situazione al proprio legale che seguirà il percorso della separazione sotto tutti gli aspetti: da un lato quello economico al fine di tutelare gli interessi del cliente, dall’altro quello del rapporto con i figli per garantire il rispetto assoluto della bigenitorialità.

Discorso a parte merita l’eventuale richiesta di addebito: molti clienti si chiedono quali vantaggi vi siano in una eventuale richiesta di addebito della separazione al marito o alla moglie. L’addebito in sostanza fa perdere al coniuge il diritto all’assegno di mantenimento e i diritti successori. Ottenere l’addebito della separazione, però, non è così immediato. Occorre dimostrare che il comportamento del coniuge è stata l’unica causa di fallimento del matrimonio.

In particolare per quanto riguarda il tradimento non necessariamente la separazione verrà addebitata al coniuge che ha tradito se non si prova che è stata la causa determinante la separazione.

 

Con stranieri

 

È possibile chiedere la separazione in Italia anche nel caso in cui si sia contratto matrimonio con un cittadino di nazionalità estera.

Sia nel caso in cui il matrimonio sia avvenuto in Italia, sia nel caso in cui il matrimonio sia stato contratto all’estero non si pongono particolari problemi nell’adire il Giudice italiano. Ovviamente occorre che il matrimonio sia stato trascritto in Italia.

Se il coniuge dal quale ci si vuole separare ha residenza o domicilio in Italia, l’iter seguirà il corso normale della separazione prevista dal diritto civile.

Nel caso in cui, invece, il coniuge sia residente all’estero, la competenza sarà del Giudice del luogo in cui ha la residenza colui che intende promuovere il giudizio.

Se entrambi i coniugi vivono all’estero e sono d’accordo nel promuovere il giudizio di separazione, potrà essere adito qualsiasi Tribunale italiano.

 

Coniuge irreperibile

 

È possibile separarsi dal coniuge se si è reso irreperibile? Certamente sì. Tutte le volte in cui il coniuge abbia lasciato la casa coniugale senza più comunicare un recapito, ovvero risulti irreperibile all'anagrafe o addirittura cancellato, è possibile comunque depositare il ricorso per separazione, in questo caso giudiziale, per ottenere la sentenza di separazione.

Sarà necessario chiedere l'assistenza di un legale che dovrà provvedere a notificare tutti gli atti al luogo dell'ultimo domicilio del coniuge ovvero ai sensi dell'art. 142 del codice di procedura civile.

 

Udienza presidenziale

 

Occorre distinguere il caso in cui i coniugi abbiano già raggiunto un accordo tra loro e abbiano deciso, pertanto, di depositare il ricorso per separazione consensuale dal caso in cui la separazione sia conflittuale.

In caso di separazione consensuale i coniugi si devono presentare davanti al Presidente del Tribunale, con o senza l’assistenza dell’avvocato, per confermare la volontà di separarsi alle condizioni già siglate nel ricorso.

Il Giudice provvederà a verificare che le condizioni indicate siano conformi ai principi richiesti dalla legge e, se il controllo risulta positivo, provvederà a congedare i coniugi e, in un secondo momento, ad omologare la separazione.

Si precisa che il controllo del Giudice sarà particolarmente attento con riguardo ai figli (affidamento, mantenimento, visite) al fine di garantire a costoro la miglior tutela anche quando la famiglia sarà divisa.

In caso di separazione giudiziale, invece, i coniugi dovranno comparire davanti al Giudice designato accompagnati dai rispettivi legali.

Il Presidente sentirà i coniugi separatamente senza la presenza dell’avvocato per comprendere le ragioni della separazione e per tentare, se possibile, una conciliazione.

Viene redatto verbale scritto di tutte le dichiarazioni che vengono rese dalle parti e, in un secondo momento, vengono ascoltati anche gli avvocati per verificare le richieste dei coniugi.

Nel caso in cui la conciliazione non riesca, il Giudice assumerà quei provvedimenti necessari ed urgenti soprattutto nell’interesse dei figli (affidamento, assegno di mantenimento, visite, assegnazione della casa coniugale), nonché del coniuge più debole.

Il Giudice, poi, provvederà a rimettere le parti davanti al Giudice istruttore per il prosieguo della causa.

Il provvedimento pronunciato dal Giudice in sede di udienza presidenziale può sempre essere modificato dal Giudice Istruttore in corso di causa nonché con la sentenza che definisce il giudizio.

Avverso tale provvedimento, inoltre, è possibile presentare reclamo in Corte d’Appello.

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VISITE GENITORI FIGLI

 

Molti genitori che sono in procinto di separarsi si pongono il problema della regolamentazione delle visite tra il genitore non convivente con i figli ed i figli stessi.

Soprattutto il padre si chiede quante volte può vedere il figlio o i figli, quanto tempo può rimanere con il figlio o i figli, se può rimanere con loro più giorni durante l'estate o se ci sono delle regole predeterminate.

Non è possibile dare una risposta univoca al quesito, in quanto il calendario che viene predisposto dal Giudice varia in base a molteplici fattori:

-        età dei figli

-        impegni scolastici dei figli

-        impegni lavorativi dei genitori

-        distanza tra le due abitazioni

-        altro

Per fare un esempio, in caso di figli molto piccoli e di convivenza degli stessi con la madre, si preferisce evitare per i primi tempi il pernottamento del bambino presso l’altro genitore.

Un altro esempio, in caso di figlio minorenne ma di un’età che consente una certa autonomia, si preferisce demandare al rapporto genitore – figlio la regolamentazione dei tempi.

Vi sono casi in cui la distanza tra le due abitazioni è notevole. In questo caso si predilige la permanenza dei figli presso il genitore non convivente in tempi più lunghi durante il periodo estivo, e così via.

In casi ordinari le visite genitore – figli vengono spesso disposte dal Giudice nel seguente modo:

-        week end alternati dal venerdì sera fino al lunedì mattina quando i figli vengono riaccompagnati a scuola;

-        uno o due giorni infrasettimanali dalla sera fino al mattino quando i figli vengono riaccompagnati a scuola;

-        dai 15 ai 30 giorni durante le vacanze estive per periodi anche non consecutivi;

-        metà delle vacanze di Natale ad anni alterni e le vacanze di Pasqua ad anni alterni;

Da più parti è stato chiesto di poter garantire la bigenitorialità nei fatti arrivando a proporre una uguale permanenza dei figli presso l’uno e l’altro genitore, tenendo presente che molto spesso il genitore convivente è la madre.

Si è proposto anche uno scambio tra i genitori consentendo in tal modo ai figli di rimanere nella casa coniugale vivendo alternativamente con il padre e con la madre.

Tali considerazioni sono dettate dall’esigenza dei figli di conservare, come previsto dalla legge e anche dal buon senso, il medesimo rapporto che avevano prima della separazione con entrambi i genitori tenendo anche presente che, in ogni caso anche il genitore non convivente organizza la propria abitazione per poter accogliere i figli, con conseguente impegno economico.

Qualche pronuncia, soprattutto in sede consensuale, ha effettivamente previsto il collocamento paritetico o alternato con permanenza dei figli presso ciascun genitore per un numero uguale di giorni. In molti casi sono i Giudici stessi che incentivano i genitori a trovare accordi più conformi a quello che risulta essere lo spirito dell'affidamento condiviso.

In questo contesto in continua evoluzione, si inserisce una interessante sentenza del Tribunale di Catanzaro del 2019 che espone in modo dettagliato e completo i vari aspetti del parental sharing, intrattenendosi sulla legislazione vigente in Itaia e sui benefici ovvero criticità di tale soluzione.

Nel caso esaminato il Tribunale di Catanzaro non ha ravvisato circostanze pregiudizievoli per il bambino di quasi sei anni che poteva ben rimanere presso l'abitazione paterna per lungo tempo senza soffrire per la lontananza dalla mamma.

Il Tribunale indica una tabella con alternanza di giorni con il padre e con la madre su base mensile. Di conseguenza viene previsto il mantenimento diretto senza la corresponsione di alcun assegno.

Sarebbe, comunque, opportuno che i genitori, nonostante la conflittualità del rapporto, riuscissero ad aprire il dialogo nell’interesse dei figli minori.

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