Mobbing e dimissioni

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La Corte di Cassazione si è pronunciata con sentenza del 9 giugno 2021 n. 16153 in merito alla sussistenza ed al valore da attribuire al danno da mobbing, nonché alla possibilità di dichiarare invalide le dimissioni volontarie rassegnate dal dipendente mobbizzato.

Il caso deriva da una vicenda già esaminata dal Tribunale di Frosinone e rivista dalla Corte d’Appello di Roma.

In particolare il Giudice del merito aveva dichiarato che le dimissioni rassegnate dal lavoratore dovevano essere considerate valide alla luce della CTU espletata, la quale non ravvisava, a differenza di quanto lamentato dal dipendente, alcuna incapacità naturale dello stesso.

La Cassazione convalida il procedimento seguito dalla Corte di Appello di Roma in punto validità delle dimissioni.

Contestualmente, però, la Corte di merito ravvisa l’esistenza del danno da mobbing lamentato dal dipendente a causa del pregiudizio psicofisico sofferto in conseguenza del comportamento del datore di lavoro. Viene riconosciuto un risarcimento a titolo di invalidità temporanea e parziale e danno biologico nella misura del 7,5% oltre interessi legali con condanna in solido dei convenuti di un importo di euro 92.940,74.

Tale liquidazione non risulta essere sufficiente al lavoratore che lamenta la mancata considerazione, da parte del Giudice, del criterio della personalizzazione del danno non patrimoniale oltre che la carenza di motivazione in ordine ai criteri di liquidazione del danno stesso.

Sottoposte le doglianze alla Corte di Cassazione le stesse vengono completamente rigettate perché:

a) nelle previsioni tabellari di liquidazione del danno risultano già ricomprese le voci del danno biologico, morale ed esistenziale;

b) le oscillazioni tabellari, che prevedono un minimo ed un massimo, consentono già di valorizzare e, conseguentemente, individualizzare in termini monetari le peculiarità dei casi specifici;

c) il ricorrente non ha provato o specificato in corso di causa di aver subito danni maggiori e ulteriori rispetto a quelli forfettizzati in tabella e già di per sé completi.

In conclusione, nel caso in cui si chieda al Giudice il riconoscimento di un danno maggiore rispetto a quello che risulta dalle tabelle applicate, occorre dimostrare sì il danno, ma anche nello specifico il tipo di danno e la gravità dello stesso. Diversamente il Giudice ben applicherà i valori riportati dalle tabelle.

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